Così parlò il decimo Guru"Tu alzerai la spada se sarai un giusto" |
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di Puran Kaur |
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Un titolo lapidario per un uomo definitivo. Perché Guru Gobind Singh fu l'ultimo dei Guru Sikh e dettò e definì le basi della religione Sikh e della filosofia dei Khalsa. Fu un poeta, un filosofo, un mistico, un guerriero e un riformatore sociale che riorganizzò la società indiana per combinare la spiritualità con le qualità marziali e fu la perfetta e nobile incarnazione della "Akal Purakh, l'azione umana finalizzata al divino, fermo nel credere che il Creatore e il Creato hanno una identica essenza. E' l'incarnazione del coraggio di vivere, la forza ineluttabile della vita. Nel suo corpo hanno preso forma la forza e la "vitalità". Quando nacque Guru Gobind Singh la storia non aveva ancora prodotto un leader che non applicava semplicemente i principi della Bhagavad Gita, ma che fosse lui stesso la Gita dell'India. Fu un profeta moderno che non badava alla teoria. Non si sentì mai solo o disperato nell'assolvere il suo dovere, non fu timido in guerra e non versò sangue inutilmente, semplicemente difese la causa degli oppressi. Dimostrò l'applicazione della filosofia e della religione alla scienza e al lavoro nel contesto di una società organizzata secondo i principi Sikh. Introdusse il concetto di cittadinanza, di senso civico e riunì masse di persone con gli stessi obiettivi. Mostrò il carattere umano nella sua naturale semplicità e bellezza e si adoperò perché tutti gli uomini agissero nel nome del più puro amore verso Dio. Lo spirito di Guru Gobind Singh come leader è un'innovazione pari solo alla democrazia spirituale introdotta dal Buddha; la sua democrazia è solo più moderna e ciò che lo colloca in un'ottica diversa è la sua visione umana e ideale protesa verso il futuro. Dal periodo in cui visse ad oggi, il mondo è cambiato più velocemente che nei millenni precedenti. Scienza, tecnologia, imprese, capitali, hanno contribuito ad uno sviluppo dell'arte militare, della medicina e di ogni settore dello scibile umano con una accelerazione incredibile. Sfortunatamente i governanti e i capi di Stato, ignorano completamente le basi etiche dell'esistenza umana e del valore della vita e quindi le oceaniche idee di Guru Gobind Singh sono così, tristemente, ancora più attuali oggi che trecento anni fa. Ciò che lui chiedeva era che l'uomo fosse regolato da un sola legge: la naturale bontà dell'uomo. Ci credeva tanto fermamente da affermare che la società è buona o cattiva in relazione alla consapevolezza degli individui che la compongono. Nella sua concezione il Sikhismo non si regge su alcuna coercizione o obbligo di voti, semplicemente reclama la difesa dei poveri e il combattimento aperto in battaglia; e sacrifica tutto a questi ideali. E la sua modernità è evidente quando afferma che gli uomini saranno giudicati per la loro forza morale non sulla base di pregiudizi come la professione, la nascita ecc. "E' lo stile di vita dei Sikh che mi è caro, non i Sikh." Questo Guru vive con il popolo e mette nelle sue mani l'aratro e la spada ed è su queste premesse che va compreso che il moderno Gita inizia il suo canto sacro con delle note che hanno un senso universale che comprende perfettamente lo struggimento dello spirito umano, lasciando intatta la celestialità della vita. In breve coniuga la lotta per la sopravvivenza alla più alta esigenza dello spirito. La società Khalsa era essenzialmente, nella visione di Guru Gobind Singh, pacifica, progressista e dedita al servizio dell'umanità intera. Una società concepita come cosmopolita, enfatizzando non un credo, ma una condotta, uno stile di vita che aborre l'avidità, la lussuria, la superstizione e l'orgoglio. L'umiltà, il duro lavoro, il significato onesto del vivere e la condivisione erano degli imperativi. Lo stato e la società erano concepiti per essere in linea con l'anima, fondati sulla purezza dell'azione e del pensiero. Il Maestro si aspettava che la società Khalsa avesse una mente moderna, progressista, umile e gloriosa. L'enfasi è posta sulla "bontà dell'uomo"; non parlare in modo malevolo, sottomettere le passioni, essere caritatevoli, proteggere i poveri e soprattutto grande coerenza con qualunque cammino intrapreso nella vita. Basò dunque lo Stato dei Khalsa sull'essenziale stato di bontà dell'umanità. Voleva ottenere una società di individui illuminati, ispirati dalla spiritualità e dalla saggezza; voleva persone che pensassero e agissero in modo diretto. Ciò che è importante comprendere è la distinzione che il Guru opera fra forza morale e spirituale. Anche la forza fisica è importante perché la potenza fisica segue lo spirito forte e lo serve; l'aspetto etico deve essere sempre presente e chiaro. Nessuna meraviglia che enunci una filosofia di azione istantanea e finalizzata non gratuita, senza interruzione fra l'uomo ed il suo cuore. La generosità e la nobiltà dell'impulso dovevano essere rispettate. La verità è lotta; in questo modo il Guru trasporta gli Indiani fuori dalla passività e dalla non azione dell'Induismo. Non sarebbe corretto dire che si spostò da un centro immobile; semplicemente lo trovò dentro di sé, nel cuore della tempesta.La sua visone del mondo e dell'uomo era l'uguaglianza ad ogni livello e questo ha conferito al credo Sikh un marchio distintivo. E' qui opportuno ricordare che gli 'Amati cinque' che avevano offerto la loro testa alla spada del Guru, appartenevano a differenti caste. La spada del Guru doveva risvegliare l'energia dell'artigiano, del contadino, del vasaio e di tutti gli altri, senza distinzione. Essi spezzavano il pane con il Maestro ed erano cittadini onorati di una comunità spirituale. Il leone fu scelto come simbolo per la sua forza; il passero poteva ora guardare il falco negli occhi. Questo era il paradosso e la su forza. Ma niente di grande nasce senza dolore e sofferenza. E pochi hanno conosciuto le devastazioni subite dai Sikh e il Guru chiese loro di vestire l'abito della sofferenza come l'abito del Signore. Lui stesso sacrificò tutto ai suoi ideali, la sua vita e la vita dei suoi figli. Morirono in battaglia o vittime del tradimento, ma nella ricerca della verità. Questo Maestro fu una rara amalgama dello spirito, dell'azione e della poesia. In un certo senso tutto ciò che fece fu poetico nella sua essenza, perché la poesia è la più profonda e vitale anima delle cose, una particolare lettura della vita. Comunque era anche un grande erudito. Leggeva il sanscrito, l'hindi, il persiano. Possedeva una sensibilità ascetica del più alto livello e una comprensione che abbracciava il profetico ed il profano. Rispondeva con calore alle aperture della vita e i suoi versi migliori hanno per tema il Nam e la sottomissione al volere del Signore. Rifiutò sempre di essere ridotto ad un dogma e fu mosso dalla compassione, dall'amore, dal perdono e dalla filosofia. Ha vissuto una vita che confluisce in altre vite, fino a noi. Nel giorno del Baisakhi (14 aprile 1699) Guru Gobind Singh uscì dalla sua tenda e chiese se c'era uno tra i suoi Sikh che fosse disposto a dare la sua testa per trovare la fede. Si avvicinò un uomo ed entrò nella tenda. Il Guru uscì poco dopo con la spada sporca di sangue e ripeté la domanda. Per cinque volte il Guru chiese la testa di un suo discepolo, poi uscì con i cinque uomini e disse: "Una grande speranza si è realizzata; con il loro aiuto getterò le nuove basi del Sikhismo. Loro sono i miei cinque prediletti (i Panj Pyare: Bhai Daya Singh - Bhai Dharam Singh - Bhai Himmat Singh - Bhai Mokham Singh - Bhai Sahib Singh). Chi fra voi vuole diventare un Khalsa (puro) sarà battezzato e seguirà delle regole"; poi si fece battezzare lui stesso. Da quel momento non si chiamò più Gobind Rai, ma Gobind Singh e dette ai Sikh un messaggio: Wahe Guru Ji Ka Khalsa Wahe Guru Ji Ki Fateh (i Khalsa appartengono a Dio, la vittoria appartiene a Dio) che rimane tutt'oggi un vibrazione di pace e di forza. L'episodio segnò la nascita di una nuova nazione, ogni uomo divenne Singh, un leone, e ogni donna Kaur, principessa, perché non esistevano più barriere né caste e il Guru permise che anche le donne fossero battezzate, fedele agli insegnamenti di Guru Nanak che le aveva affrancate dalla condizione in cui le relegava l'induismo nella più immota, sottomessa e insignificante posizione sociale. Guru Gonbind Singh, al contrario dei Guru precedenti, investiva l'intero gruppo dei Khalsa della dignità del Guru stesso, dissolvendo in questo modo lo spirito monarchico che aveva prevalso fino a quel momento e inaugurando la democrazia quale ordine sociale. Fu l'inizio di una riforma grandiosa ed efficace: il Guru ed il discepolo divenivano uguali e la supremazia del Maestro era abolita. Il concetto di casta fu totalmente dimenticato, così come la distinzione delle razze ed egli si proclamò padre di tutti i Sikh assumendone la responsabilità. Una volta che il khalsa fu consolidato il Guru estirpò definitivamente lo spirito monarchico dichiarando che dopo di lui non ci sarebbe stato un altro Guru e i Sikh avrebbero dovuto fare riferimento solo al Granth, il libro sacro che alla sua morte avrebbe ospitato lo spirito dei dieci Guru. La nascita dei Khalsa trecento anni fa ha innescato un processo che ancora coinvolge e muove milioni di persone e che ha segnato il destino dei Sikh. Guru Gobind Singh, che fondò il movimento dei Khalsa, ebbe una visione - una visione in sintonia con il battito del cuore degli esseri umani - che modificò la sensibilità religiosa di una parte di mondo. Egli donò un'impronta definitiva agli insegnamenti e alle pratiche di Guru Nanak e degli altri Guru. Per il decimo Guru il potere della fede non è un fatto di convenienza od opportunismo, ma uno strumento, un'arma a disposizione di coloro che hanno la compassione ed il coraggio della convinzione. In questo risiede la forza dei Khalsa. I tratti che hanno distinto Guru Gobind Singh sono la trasparenza, la condivisione dei valori e norme democratiche; evitò sempre manovre segrete per ottenere il potere, per quanto nobili fossero le intenzioni perché affermava che la purezza del pensiero e delle azioni determinano il calibro delle persone. Incarnarsi nell'umano è sublime e il modello dettato ai Khalsa rappresenta le sublimi qualità della liberalità, della tolleranza, della laicità, è compassionevole e abbraccia il creato. Secondo Guru Gobind Singh "Se c'è un solo Dio, allora c'è un solo uomo" perché tutti siamo un frammento di Dio. Altro elemento di unione religiosa e sociale che il Guru dette ai Sikh fu la spada; riferì di aver sognato la dea Durga sotto forma di spada che quindi doveva essere considerata sacra: Spada che sgombera persino la polvere dei mondi, distruttrice dei malvagi sul campo di battaglia, dispensatrice di favori dalle braccia invincibili, dal potere immenso e dalla luce senza macchia come la luce del sole, che concede la felicità ai buoni, riduce in polvere i cattivi pensieri, fa sparire ogni peccato… In lei mi rifugio: Vittoria, Vittoria a questa creatrice dell'Universo, alla Protettrice del mondo che predilige il mio amore…a questa spada…Vittoria… Un ulteriore elemento di unità e identità fortissimo fu offerto perché per essere Sikh divenne necessario rinunciare alla precedente religione e società (al contrario di quanto richiesto dai Guru precedenti): lasciatevi tutto alle spalle se avete coraggio! Guru Gobind Singh chiese che il suo messaggio rimanesse puro perché fosse compreso nella sua forma originale. I Guru Sikh rivelarono che la relazione fra Dio, uomo e natura è caratterizzato dall'uguaglianza così come dalla differenza, dalla vicinanza come dalla distanza e dalla complementarietà come dall'opposizione. Questa è la visione non duale, la visione dell'unità nella varietà e attraverso essa i Guru Sikh dissolsero la falsa opposizione fra bene e male e ridefinirono i differenti livelli di essere e non essere, dell'uomo e la natura e Dio con una nuova struttura mistica. Dio, così come è concepito o, rivelato, nel Sikhismo è nella natura e nell'uomo ed è immanente, ma anche trascendente, immanifesto, personale e impersonale. Il Sikhismo enfatizza la varietà anziché l'omogeneità assoluta quale legame tra Dio, uomo e natura. Riconosce peraltro che la politica e la società sono la totale emancipazione umana dell'uomo credente. Soprattutto Guru Nanak contribuì ad introdurre questo concetto nello stile di vita dell'India medioevale. Così Guru Gobind Singh costruì una nuova immagine socio-religiosa della comunità suggerendo una impostazione temporale e spirituale della vita, arrivando al concetto che non esiste una vera e sincera attività religiosa se non in un contesto socio-politico. Il Sikhismo mostra anche un altro punto di grande modernità; alle domande "quale è la relazione delle religioni con Dio e come la varietà delle forme religiose si relaziona all'Unità con Dio" i Guru rispondono che tutte le religioni sono strade alternative verso Dio, che è oltre ogni religione. Tutte le religioni sono vere ed uguali, ma anche imperfette. Infatti esiste l'unità e la sovranità di Dio, la sua ineffabile grandezza che si manifesta attraverso l'universo, l'uomo e la natura; le arti, la scienza, le religioni e così via. Dio è inesauribile, è oltre ogni misura e quindi nessuna religione può proclamare la conoscenza della verità assoluta. "Tu sei oh Dio oltre ogni religione; Tu sei Dio; Tu hai creato uno dopo l'altro tutti i sistemi religiosi e poi li hai distrutti". Wahe
Guruji ka khalsa Wahe Guruji ki fateh |
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Guru
Nanak Dev (1469 - 1539) |
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Jai
Tegang O
Spada, che tagli e colpisci Arma
inarrestabile Tu
doni la pace ai santi Gloria,
Gloria al Creatore del mondo |