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La coscienza incarnata Puran
Kaur Questo
lavoro è dedicato al mio Maestro, Yogi Bhajan, |
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"Possa
il tuo cammino essere sempre confortevole. Tra corpo e anima vige un rapporto materia-forma come se l'anima fosse la vera forma del corpo. Aristotele (384-347 a.c.) Ho iniziato questo lavoro dieci anni fa, quando Yogi Bhajan, ospite del Centro Yoga Dharma nel giugno del 1995 mi ha affidato la traduzione della Shabd Guru; un testo pensato da lui per accompagnare i suoi studenti nell'Era dell'Acquario. Lavorando sul testo mi resi conto che non mi avrebbe più lasciato per la ricchezza che mi stava trasmettendo. La mia percezione era corretta, infatti dopo dieci anni mi sono imbattuta in alcuni trattati di neurobiologia che riportano i risultati della ricerca di alcune equipes di medici, che rispecchiano anche l'opinione di molti ricercatori di varie nazionalità; con l'avanzare degli studi sul cervello scienza e yoga si vanno sovrapponendo. Nella prima parte di questo lavoro l'attenzione sarà quasi interamente dedicata alla neurobiologia, mentre nella seconda parte, ho cercato di descrivere gli stessi temi da un punto di vista filosofico secondo il kundalini yoga e gli insegnamenti di Yogi Bhajan. Auspico che il mio legame con la shabd, della quale desidero mantenere attiva la recitazione, non sia concluso con questo lavoro che non considero compiuto e confido di continuare a mantenere vitale la mia ricerca. E' esistita in passato una separazione drastica fra emozione e intelletto che per secoli è stata un criterio ispiratore della ricerca, ma la realtà si sta rivelando molto diversa e in particolare le affascinanti indagini sul cervello attualmente in corso muovono in un'altra direzione e lo pongono al centro di ogni attività dell'essere umano. I processi dell'emozione e del sentimento sono parte essenziale dell'apparato neurale per la regolazione biologica il cui nucleo è costituito da controlli omeostatici, pulsioni e istinti; è affascinante ritrovare l'ombra del nostro passato evolutivo al livello squisitamente umano della funzione cerebrale. I professori Damasio, Tranel, Bechara, Brandt, Nawrot, Barrasi, Volterra e molti altri scienziati che stanno seguendo questa corrente di pensiero, avanzando l'ipotesi che le zone cerebrali sulle quali si fondano i sentimenti siano non soltanto nel sistema limbico (formato da strutture evolutivamente antiche: il giro del cingolo nella corteccia cerebrale, l'amigdala e il prosencefalo basale, sistema corticale e subcorticale e il midollo allungato) ma anche in alcune zone della cortecce cerebrali frontali e prefrontali. Forse la complessità della mente umana è tale che non si potrà mai conoscere la soluzione del problema della sua comprensione. Forse ci sono domande a cui la scienza può accostarsi e altre destinate a rimanere senza risposta, ma queste considerazioni ci catapultano nell'ipotesi, nella ricerca e nel futuro. Non solo. Ci conducono allo scopo principale di questa mia ricerca: gli insegnamenti di Yogi Bhajan sui meccanismi cerebrali e sulle reazioni del cervello legate alla pratica dello yoga, comparate con le ultime scoperte dei più avanzati studi scientifici sul cervello. Ogni
forma vivente, a partire dall'ameba, nasce dotata di meccanismi progettati
per risolvere autonomamente senza bisogno di ragionamento i fondamentali
problemi della vita: il reperimento di energia, l'assorbimento e la sua
trasformazione all'interno dell'organismo; la conservazione
dell'equilibrio chimico interno; la difesa da agenti esterni causa di
malattie o danni fisici; la riproduzione della vita e la conservazione
della specie. Scoprire che un particolare sentimento dipende
dall'attività di un certo numero di specifici sistemi non ne sminuisce lo
status, piuttosto aumenta il senso di meraviglia e rispetto dinanzi ai
meccanismi che permettono tale magia. Organismi complessi come il nostro però, non solo interagiscono, ma generano risposte interne, alcune delle quali producono immagini (visive, uditive, somatosensoriali ecc.) che sono alla base della mente. Quando il sé viene alla mente per la prima volta entriamo nella sua luce e diveniamo conosciuti a noi stessi; ampliata dall'esperienza la coscienza è una rivelazione dell'esistenza. Molti organismi dispongono di questi meccanismi che generano un'azione su comando del cervello, ma non hanno una mente perché non soddisfano una condizione essenziale: la capacità di dispiegare immagini mentali interne e di ordinarle in un processo chiamato pensiero. La sofferenza e la gioia che muovano dalla pelle o dalla mente, avvengono nella carne e l'anima lo avverte perché respira attraverso il corpo. Il genoma umano non specifica tutta la struttura del cervello. Molte strutture sono determinate dai geni, ma non poche altre possono essere determinate dall'attività dell'organismo stesso mentre si sviluppa e cambia di continuo nel corso della propria esistenza. Il genoma contribuisce a stabilire la struttura esatta (o quasi) di un certo numero di sistemi importanti nei settori evolutivamente più antichi del cervello. Le strutture di tali settori hanno il compito principale di regolare i processi vitali di base senza ricorso alla mente o alla ragione. Gli schemi innati di attività dei neuroni di questi circuiti non generano immagini (anche se gli effetti della loro attività possono essere espressi in immagini): essi regolano i meccanismi omeostatici necessari alla sopravvivenza. Senza questi circuiti innati (con innati si intende pre-disposti) non saremmo capaci di respirare o di regolare il battito cardiaco, di equilibrare il metabolismo, di cercare cibo o riparo, di evitare i predatori o di riprodurci. Non solo questo pone la base del concetto di bene e di male nella nostra coscienza, ma ci introduce al concetto che emozioni e sentimenti sono una manifestazione potente di pulsioni e istinti, parte integrante del loro operare. Con questo non nego che non siamo in grado di influenzare in modo intenzionale gli schemi neurali innati. Possiamo trattenere il respiro, possiamo fare un lungo digiuno, possiamo modificare il battito cardiaco e perfino la pressione sanguigna. Con la forza muscolare (quando tratteniamo il respiro) o con la forza di volontà (quando digiuniamo) possiamo agire in contrasto con i circuiti che regolano la sopravvivenza. Ma vi sono meccanismi complessi che agiscono in modo indiretto e ci spingono ad agire in un certo modo: gli istinti. Ad esempio qualche ora dopo un pasto il tasso di zuccheri nel sangue si abbassa ed i neuroni dell'ipotalamo avvertono il cambiamento. L'attivazione degli schemi innati fa sì che il cervello modifichi lo stato del corpo in modo da correggere il valore degli zuccheri: in poco tempo ci sentiremo affamati e dovremo mangiare (anche se entro certi limiti possiamo controllare la fame) così i neuroni porranno il corpo nello stato di esperienza che costituisce il senso di sazietà. Per operare in questo modo il cervello deve possedere una conoscenza innata su come regolare se stesso ed il corpo (altrimenti perché un neonato piange quando ha fame?). Le registrazioni delle esperienze e delle risposte creano un insieme fondamentale di preferenze dell'organismo che detta la sopravvivenza. Si deve comprendere come sia inadeguato concepire cervello, mente e comportamento in termini di contrapposizione fra natura e cultura, fra geni ed esperienza. La genetica proietta un'ombra grande ma non totale. Anche l'esperienza forgia il disegno dei circuiti: alcuni vengono rimodellati più e più volte durante la vita, altri sono immutabili e stabili. E in questo schema biologico ritroviamo quello che tutti i maestri da Patanjali a Yogi Bhajan affermano quando invitano alla pratica costante dello yoga e della meditazione per ottenere modificazioni consistenti dei pensieri e dei comportamenti. Il cervello ha bisogno di un equilibrio tra i circuiti che sono mutevoli come l'argento vivo e altri che sono refrattari al cambiamento. Vedremo più avanti come la pratica dello yoga e la recitazione delle shabd interviene e influenza sia il cervello che la coscienza. Rendersi conto che dietro il comportamento umano più sublime esiste un meccanismo biologico, non ne comporta necessariamente una riduzione semplicistica alla meccanica della neurobiologia e la parziale spiegazione della complessità per mezzo di qualcosa che è meno complesso non significa impoverimento; semplicemente usiamo i tattva per percepire il bisbigliare dell'anima. E' allo studio l'ipotesi che un eccesso di informazioni e la velocità della tecnologia a cui il cervello si deve adeguare continuamente, possano creare degli squilibri o addirittura dei danni che inibiscono il corretto processo della percezione dei sentimenti; creano cioè un problema al corretto scambio della chimica della corteccia prefrontale e frontale. Provate ad immaginare di non sentire piacere davanti ad un quadro, o ascoltando musica, o leggendo Dante. Provate ad immaginare di essere privi di questa facoltà ma tuttavia consapevoli del contenuto intellettuale dell'opera che osservate. Nella corteccia frontale e prefrontale risiede la capacità di partecipare al proprio dolore; che deve essere necessariamente avvertito nel corpo e identificato come proprio. Sapere ma non sentire, questa è l'infelice condizione in cui rischiamo di precipitare. Rischiamo anche e, in alcuni è già presente ed evidente il danno, di perdere la capacità decisionale, sempre a causa dei danni generati dalla quantità di informazioni che ci assale e dalla velocità a cui la tecnologia ci sottopone. Per esperienza personale posso affermare che la velocità di pensiero e di esecuzione può essere migliorata tramite l'allenamento intellettuale usufruendone poi per particolari attività lavorative in cui è richiesta, ed è necessaria, eccezionale lucidità e velocità di esecuzione e di elaborazione; il problema della pressione che queste attività creano a livello cerebrale, si presenta quando viene ripetuta allo stremo delle possibilità umane. Accantonando l'attività lavorativa che ha orari e limiti precisi, pensate solo ai videogiochi e ad attività ludiche affini. Si crea un deficit emotivo, una riduzione emotiva e del sentimento. Ricevere troppe informazioni ad una velocità eccessiva concentra l'attività nel sistema limbico e sottrae energia alla corteccia frontale e prefrontale penalizzando il sentimento che viene elaborato prevalentemente in questa zona del cervello. Si assegnano valori diversi ad opzioni diverse, rendendo il processo decisionale piatto. Il danno può diventare permanente o comunque può richiedere un lavoro di riabilitazione molto impegnativo. Si ipotizza che danni di questo tipo subìti in età adolescenziale non permettano di sviluppare una personalità normale; il senso sociale non giungerà a maturazione. Si prepara una generazione di asociali? Sempre nella corteccia prefrontale risiede 'l'immagine di sé' (che viene costruita e modificata attimo dopo attimo con tale coerenza che neanche ce ne rendiamo conto) e quando il danno è fatto, è difficile avere coscienza che pensieri e azioni di quel sé non sono più normali; allora si prepara una generazione che non riconosce nemmeno il proprio problema. Quando questa porzione di encefalo non funziona correttamente il dolore viene percepito, ma senza partecipazione. Abbiamo dunque una dissociazione fra dolore (percezione di un certo tipo di segnali sensoriali) e sofferenza (sentimento che deriva dall'avvertire la reazione emotiva a quella percezione). Se questo non bastasse, nei primati una delle funzioni della serotonina è quella di inibire il comportamento aggressivo e di contribuire a quasi tutti gli aspetti del comportamento e della cognizione; uno dei recettori chimici della serotonina è concentrato nella corteccia prefrontale e nell'amigdala. Non oso immaginare le conseguenze e comprendo però ciò a cui mirava l'insegnamento di Yogi Bhajan. Quando esiste un problema di sovraccarico di informazioni o si usano droghe, si può verificare una mancanza di segnali corporei che può causare emozioni e sentimenti inadeguati alle situazioni interne ed esterne. Si può essere allegri senza motivo o perennemente astiosi (è questo uno degli stati più frequenti in caso di dipendenza dalle droghe che rimane come comportamento acquisito anche dopo la disintossicazione), ma senza preoccuparsi di questi stati mentali alterati. Si intravede una mente privata dello stato presente del corpo che non sembra riconoscere i sentimenti, rimanendo allo stato emotivo. Queste persone sanno chi sono, dove lavorano, chi li circonda, ma tale ricchezza di informazione non può essere usata per ragionare in modo efficace. Nella divisione delle funzioni cerebrali con delle dominanti nei due emisferi, ho anche ravvisato il motivo per cui le tecniche dello yoga non vengono eseguite necessariamente in modo simmetrico. Questo evidentemente avviene non solo perché agiscono su organi precisi e quindi stimolati con movimenti su un solo lato, ma anche, e soprattutto, perché agiscono sul cervello, citando un'espressione cara a Yogi Bhajan, come un "laser". Alla luce di tutti i processi sopra descritti non sorprende che tabacco, alcool e droghe penetrino nel cervello e ne modifichino l'attività alterando la mente e la coscienza. Farmaci come la morfina o l'aspirina alterano le configurazioni delle mappe del corpo. Così come l'estasy e gli psicofarmaci. Così fanno i pensieri disperati. E quelli di speranza e di salvezza. Se cambiamo l'entità e la distribuzione dell'emissione dei trasmettitori neurologici, o anche se cambia il loro equilibrio, l'attività cerebrale può essere rapidamente e profondamente influenzata e dare origine a depressione, o ad esaltazione, o a stati maniacali. I processi di pensiero possono rallentare o aumentare, la creazione di nuove immagini mentali può essere esaltata o inibita e oscilla la capacità di concentrarsi su un particolare contenuto mentale. Non è un caso che le tecniche di kundalini yoga siano efficaci nei processi di disintossicazione dalle dipendenze delle droghe. Anche la meditazione porta ad una variazione delle onde cerebrali e della chimica cerebrale, che divengono ottimali. Le esperienze spirituali sono processi mentali: processi biologici al massimo livello di complessità. Il cervello è il tramite fra noi e il misticismo. La spiritualità è la rivelazione che è in atto una vita in uno stato di perfezione per la sua alta percezione. La natura sublime della spiritualità è inclusa in quella pure sublime della neurobiologia, che se ci permette di ravvisare i processi cerebrali non ne spiega il mistero. L'emozione è l'accelerazione del battito cardiaco o un tremito delle labbra, o una contrazione del respiro, o la pelle d'oca, o i visceri in subbuglio. E' possibile immaginare uno stato di rabbia e non figurarsi un ribollire del sangue, vampate al viso, narici dilatate, denti serrati, impulso ad agire e al loro posto invece muscoli rilassati, respirazione tranquilla e volto sereno? Sappiamo che in molte circostanze le emozioni vengono accese solo a seguito di un processo mentale valutativo, volontario, non automatico. Ma il processo non si arresta con i cambiamenti del corpo che definiscono l'emozione; il ciclo continua - sicuramente negli esseri umani - ed il passo successivo è sentire l'emozione in connessione con l'oggetto che l'ha suscitata, il rendersi conto del legame tra lo stato emotivo e l'oggetto. Sentire l'emozione comporta dei vantaggi: si crea un'esperienza, l'aver saputo. Significa essere consci delle proprie emozioni, avere flessibilità di risposta sulla base della particolare storia delle personali interazioni con l'ambiente. L'emozione è l'annuncio del sentimento a patto che si riesca a sublimarla. Per questo Yogi Bhajan ci ha sempre rimproverato di essere troppo emotivi: dobbiamo elaborare l'emozione e trasformarla in sentimento, altrimenti ci fermiamo ad un livello di grandi lacrime e grandi risa, ma poca coscienza. In realtà ci ha rimproverato spesso di abbandonarci troppo anche ai sentimenti o meglio al sentimentalismo, perché rischiamo di lasciarci sopraffare da esso e di rimanerne schiavi; al contrario il sentimento deve essere una ricchezza, una pienezza interiore senza essere subìto. E giacché la vita è un atto finemente calibrato, questa trasformazione avviene attraverso una serie di segnali che interagiscono fra i nuclei del sistema nervoso centrale, il midollo allungato, la corteccia cerebrale, il sistema motorio, il sistema endocrino e molti altri organi e sistemi, tale che ogni azione o trasformazione in realtà è una risposta massiccia del corpo che è un miracolo di coordinazione. Se la mente vi controlla e le emozioni sono la vostra guida, non siete umani. Siete animali. Yogi Bhajan Eccoli lì i sentimenti di miriadi di emozioni e stati affini, incessante accompagnamento e inarrestabile mormorio della coscienza che non si spegne neanche nel sonno; coro di trionfo della gioia o requiem malinconico del dolore. Essi sono la rivelazione dello stato della vita interiore, un sollevare il velo oltre la fisicità del corpo. In altre parole un sentimento dipende dalla relazione di un'immagine del corpo con l'immagine di qualcosa d'altro, come ad esempio l'immagine visiva di un volto o l'immagine uditiva di una melodia (la definizione di emozione e sentimento qui esposte non sono ortodosse. Sono il frutto di uno studio appena iniziato da questi scienziati di frontiera che cercano l'anima nel cervello). L'essenza (quindi i sentimenti) della tristezza o della felicità è la percezione di certi stati corporei combinata con quella dei pensieri a cui essi sono relazionati e integrata da una modificazione del processo del pensiero. Ancora una volta propongo il valore delle tecniche del kundalini yoga e la meditazione come attività che riescono a modificare l'elaborazione cerebrale e vengono addirittura indicati come terapia coadiuvante in casi come depressione, dipendenza da droghe ecc., ma anche in caso di chemioterapia o altre terapie fortemente intossicanti, proprio per le sue capacità di ampliare un'azione chimica mentale che rende le terapie più efficaci. Mi piace qui sottolineare che al cervello non si può mentire; là dove fingiamo con un sorriso in una situazione che riteniamo lo richieda, registrazioni elettrofisiologiche mostrano che genera onde cerebrali con andamento diverso da un sorriso autentico: tanto per citare ancora il Maestro parlate in modo diretto, agite in modo diretto, vivete in modo diretto. Non possiamo ingannare noi stessi più di quanto possiamo ingannare gli altri. E' questo il momento di sottolineare che le parole (sia quelle pronunciate che quelle ascoltate) provocano una modificazione biologica nel nostro cervello. Contrariamente all'apparenza, l'affermazione ci permette di accantonare l'aspetto scientifico e di affrontare la logica yogica del cervello, anzi della mente. Yogi Bhajan afferma che esiste una legge molto semplice: o noi sottomettiamo la mente o saremo sottomessi ad essa (come d'altra parte molti i maestri a partire da Platone). Troveremo quindi alcune ripetizioni della parte precedente, ma espresse in chiave yogica e filosofica. Spesso siamo vittime del subconscio, che è una parte della mente. Siamo vittime della coscienza, che è parte della mente. Siamo anche vittime della nostra suprema consapevolezza; che è una parte della mente. Se riusciamo a stabilire una relazione con la nostra mente saremo costantemente coscienti delle proiezioni, delle sfumature e delle azioni che la mente ci porta a compiere. Meditare calma la reattività della mente e riduce la pressione a cui siamo sottoposti. La combinazione dei nostri pensieri con il subconscio ci cattura e ci lega con i giochi della mente, che è l'origine degli intrighi cerebrali e dei percorsi di autodistruzione. Abbiamo bisogno di avere una relazione con la nostra mente, dobbiamo sederci con essa, rivederla, pulirla e dirigerla. La mente ha la capacità di analizzare e valutare le cose in tempi infinitesimali. Questa facoltà è chiamata intuizione. L'intuizione afferra lo stato più alto delle cose e la recitazione della Shabd stimola quelle zone come l'ipotalamo, la pituitaria e la pineale che permettono la realizzazione, da un punto di vista chimico, dell'intuizione stessa. La pratica dello yoga equilibra i tattva. Sono cinque: terra, acqua, fuoco, aria ed etere e sono gli elementi che compongono l'universo. Questi elementi si mescolano ed entrano in uno stato di equilibrio o di squilibrio continuamente. La percezione dell'infinito immanifesto, le emozioni e la materia, avviene attraverso i tattva; dunque attraverso il cervello, che è materia. I tattva decidono della condizione della mente e la mente può bilanciare i tattva, quindi possiamo bilanciare questi elementi attraverso le tecniche di kundalini yoga e la meditazione; questo permette la realizzazione di un corpo forte, una personalità non duale e una mente in equilibrio. L'essere umano ha ricevuto in dono la mente, che è un veicolo dell'anima. Grazie alla mente, l'anima è presente sulla terra in quel momento ed in quel luogo. La vera sfida è di costringere la mente a seguirci. In questa impresa dirigere la mente è l'obiettivo ed il nemico è lo stress. Quando siamo sottoposti a stress prolungati pian piano perdiamo la mente, in modo molto graduale e sottile. Improvvisamente non riusciamo a meditare, fare sadhana o qualunque altra cosa giovi alla mente. Avvertiamo malessere e stabiliamo abitudini che ci tranquillizzano narcotizzando la mente e la coscienza. Le abitudini creano percorsi mentali e ci rendono schiavi; penetrano nei nostri neuroni e influenzano i loro sistemi di comunicazione, le sinapsi, e noi non siamo più liberi. Cosa possiamo fare? Allenarci. Guru Nanak dice: 'vivi nella verità'. Yogi Bhajan ci insegna come. L'arte e la scienza per risvegliare la mente e la coscienza, è il Naad Yoga. La scienza del suono è profonda e guida la mente; il naad della shabd è il potere del suono della parola, la proiezione della consapevolezza. La shabd è una parola di verità che penetra il nostro cuore. La cosa migliore da fare è alzarsi presto al mattino e fare sadhana. Ci sono due momenti speciali nella giornata per lavorare sulla mente: dalle quattro alle otto del mattino e dalle quattro alle otto della sera. In questi orari la terra ed il sole hanno una relazione particolare e l'angolo che si crea tra le loro posizioni nel sistema solare, influenza la nostra mente e la nostra l'energia. La meditazione ha la capacità di trasformare il karma in dharma, l'abilità di ribaltare il negativo in positivo. Guru Nanak pone la questione in modo semplice e diretto: Man
vidh chaanan vaykhiaa Come possiamo andare oltre la mente, attraverso la mente? Nello yoga lo strumento è anche la Shabd Guru, che ci conduce all'identità del nostro spirito oltre le reazioni della nostra mente, ma grazie ad essa. Il cammino spirituale è arduo perché c'è un esame ad ogni passo, ma ogni passo espande la nostra percezione. L'uso del linguaggio, ed il suono, è uno strumento potente perché si fissa in ogni cellula ed in ogni neurone del cervello e del midollo spinale, attiva le ghiandole, cambia il nostro modo di pensare e lavora sul nostro subconscio. Noi usiamo la shabd per fratturare, riorganizzare e ridefinire l'ego; questo ci permette di uscire dalle nevrosi e dalle paure. Nella recitazione della shabd non esiste il concetto di recitare all'indirizzo di un dio per chiedere o sollecitarne i favori (posizione vera per la recitazione di ogni mantra), ma per contattare la nostra sacralità e la vastità della nostra anima; è un atto energetico che varia la chimica del cervello. Secondo Yogi Bhajan uno dei problemi maggiori con cui dobbiamo confrontarci è la mole e la velocità dell'informazione che, usando le sue parole, 'esplode nella nostra mente' ed il risultato di questa sopraffazione dei mezzi di informazione creerà nuove forme di malattie psicologiche, come la depressione e problemi di identità che derivano dall'incapacità del cervello di fronteggiare il flusso delle informazioni. Ci spingiamo oltre la vecchia frontiera dell'identità - casa, vicinato, paese, valori e ritmi del creato - e perdendo i vecchi parametri abbiamo crisi di identità perché non abbiamo più i riferimenti. L'energia è la capacità di compiere azioni; lo sforzo che la mente e il corpo sono in grado di esercitare per trasformare lo stato attuale in uno stato desiderato. Guru Nanak nel 1500 ci ha dato Bahuta Karam, una shabd scritta nella lingua Gurmuki, che influenza il cervello e la mente con ritmi, suoni, concentrazione e respiro. La ripetizione della shabd undici volte al giorno, che per il potere del Naad corrisponde a undicimila volte, favorisce l'equilibrio delle emozioni e attiva la mente neutra. Gli schemi della Shabd Guru combinano gli atomi delle informazioni con le più piccole unità di suono per sprigionare la più profonda consapevolezza di cui si ha bisogno per guidare il cervello attraverso quest'onda di cambiamento. Questa Shabd sviluppa gli stati attivi del cervello, ci rende vigili e consci delle nostre azioni per poterle guidare; in parole semplici ci permette di pensare lucidamente prima di agire. Come immergere il valore dell'anima nella mente, così che abbia un'asse per l'azione e l'orientamento per guidare le decisioni? 'Shabd' significa suono, Guru significa insegnamento, conoscenza. Il significato è un insegnamento speciale. Ma quale? Per capirlo bisogno addentrarci nel significato più profondo della parola Shabd. 'Sha' significa espressione dell'ego, le qualità grazie alle quali ci identifichiamo. 'Bd' significa tagliare via, sradicare. Quindi la Shabd Guru non è un suono qualsiasi, è un canto di verità, un suono che estirpa l'ego. La mente forma un senso limitato dell'Io. Noi siamo una realtà che vibra e crea, e spesso lo dimentichiamo. L'ego impone sofferenza alla nostra vita. La Shabd rimuove il dolore rimuovendo le barriere per percepire l'io reale. La pratica della recitazione della Shabd Guru cambia la frequenza delle nostre parole, ci permette di comunicare con la nostra anima; le parole pronunciate con l'ego, sono dominate dall'istinto colmo di pensieri reattivi, le parole affidate alla Shabd vanno oltre il loro significato. La chiave di questa ripetizione è la meditazione e la ripetizione di suoni e frasi primarie. I suoni primari non sono né personali né impersonali, hanno un contenuto neutro, una forma attiva. Quando pronunciamo frasi primarie la lingua tocca gli ottantaquattro punti di riflesso e ciascuno invia un messaggio all'ipotalamo; facendo muovere la lingua secondo un ordine, le diverse zone del cervello sono chiamate in azione. Attraverso la ripetizione della Shabd si interviene sulla chimica del cervello, si modifica il modello del pensiero e dei sentimenti. Gli emisferi lavorano insieme e si sincronizzano con il respiro e con nuove energie e risorse. Da un suono nascono innumerevoli onde e queste onde sono inseparabili dall'unico Mare (Akal Ustat) Non dobbiamo dimenticare la qualità ed il ritmo del respiro, che usato in modo appropriato è il direttore d'orchestra, il codice d'accesso. E' il colpo di bacchetta che libera onde di messaggi neuro chimici per attivare la ghiandola pituitaria, che gestisce altre ghiandole. Regola il nostro sistema immunitario, la qualità delle emozioni e delle nostre azioni e dona uno stato di equilibrio ai sentimenti. Abbiamo potenti mezzi a nostra disposizione: le parole, il ritmo, il respiro. Accostiamoci alla mente umana con rispetto per la sua dignità e per la sua statura e con tenerezza per la sua fragilità. Il nostro sé non è scolpito nella roccia ma viene ricostruito in ogni momento; è uno stato dell'organismo, il risultato di certi comportamenti che interagiscono nell'ambito di una variazione di certi parametri. Se conduciamo bene la nostra coscienza, ogni giorno, ogni momento, se la usiamo bene, può spalancare le porte della creazione. I nostri atteggiamenti, i nostri pensieri, le nostre scelte sono la possibilità "di essere persona" sempre presente nel processo creativo. L'influenza della coscienza è circolare - esistenza, coscienza, creatività - ed il cerchio si chiude. Questa via comprende una vita dello spirito che cerchi una sorta di disciplina. L'ala più fondamentalista della scienza deve accettare che esiste un approccio nuovo per alleviare la sofferenza o semplicemente per vivere più pienamente. E' infatti dimostrato che lo yoga, la ricerca interiore, la meditazione, portano alla guarigione di alcune patologie, mentre aiutano in molte altre aumentando l'efficacia della chemioterapia, ad esempio, e di molte altre cure allopatiche. Non incolpiamo Eva per la conoscenza; incolpiamo la coscienza e ringraziamola anche, perché fin da molte specie fa, molti milioni di anni fa, ha iniziato a sostenere la vita. La complessità della condizione umana deriva dalla coscienza perché riguarda la conoscenza ottenuta grazie ad un affare che nessuno di noi ha concluso: il costo di un'esistenza migliore è la perdita dell'innocenza nei confronti di quella stessa esistenza. Il sentire ciò che accade, è la risposta ad una domanda che non abbiamo mai posto ed è la moneta riscossa per un contratto che non abbiamo potuto negoziare. La natura l'ha fatto per noi; non soddisfatta del semplice dono della sopravvivenza, ha avuto un ripensamento, una possibile regolazione dei processi fisici che mira ad una terra di confine: la meditazione. |
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