Shiva  il  Mahadeva

di Puran Kaur

Narra uno dei più antichi miti indiani che agli albori di un mondo ancora in sospeso nell’eternità, Prajapati, il Progenitore, preso da irrefrenabile bramosia si accoppiò con la propria figlia Usas, l’Aurora. Fu allora, nell’attimo immobile e silenzioso che precede ogni creazione, che Rudra, il custode dell’Increato, l’Arciere, con un grido scagliò la sua freccia. Mai gesto fu più carico di conseguenze perché quella freccia non fu nulla di meno tremendo della violazione dell’assoluto, della realtà ultima, dell'Increato. Il Progenitore, ferito all’inguine, sparse a terra il seme e nacque la moltitudine degli esseri. Già ai primordi della civiltà indiana, Rudra, mostrandosi in tutta la sua ambivalenza di guardiano delle origini e responsabile del suo riversarsi nella creazione, lascia intravedere quello che in epoca classica sarebbe diventato Shiva, il Signore dello Yoga, luogo di tutti i paradossi, coscienza capace di abbracciare nella sua intensità estrema l’uno ed il molteplice, l’eternità ed il tempo.

Ritengo che mi sia impossibile ricostruire l’inesauribile figura di Shiva, almeno senza scrivere una summa, ma nei limiti che impone questo spazio, cercherò di tracciarne i contorni.

Il suo nome, con ogni probabilità, deriva da Shivappu  o Seyyon che in Tamil significa il Rosso o Shivan, dato dal sole: è dunque una divinità che esprime la forza solare, anzi è il sole stesso, e ne è l’espressione della forza creativa e distruttiva sin dall’inizio del mondo, dove le sue origini si collocano, essendo il culto del sole uno fra i primi che l’uomo ha praticato. Shivan significa dato dal sole e Shamam e Shemmai esprimono prosperità e rettitudine.  La molteplicità dei suoi nomi ci rivela solo una parte della sua forza tremenda. Egli è: il Benefico – il Signore della danza- il Signore delle anime – il Saettatore – il Terribile – Colui che si muove nello spazio – il Signore dell’esistenza – il Formidabile – lo Spaventoso – il Purificatore – Rudra il Signore delle lacrime – il Signore della tempesta – il Dio dei cinque volti – il Signore degli asceti – il Signore dello yoga – l’Uomo supremo – l’Intelletto – la Perfezione – la Mente; e credo di averne dimenticati molti altri.

Figura divina straordinariamente complessa e carica di valenze, è in perpetuo armonico conflitto fra erotismo ed ascetismo, in un processo di continuo nascondimento e rinnovata epifania mentre rappresenta il tempo che divora ogni cosa - il Distruttore - ma anche il Vincitore della Morte - il Creatore. Signore degli asceti, viene rappresentato però con il linga, legato al tema della fertilità; tema che risale alla preistoria, simbolo fallico del mistero della vita. Questa forma visibile e immanifesta della vita è Shiva. Ma il linga è soprattutto sostanza cosmica che costituisce il corpo sottile di Shiva, il quale è realtà assoluta. Linga significa segno e non indica l’esistenza delle cose percettibili, denota piuttosto l’essenza impercettibile di  una cosa prima ancora che questa sia pervenuta all’esistenza nella sua forma concreta. Non a caso l’elemento di Shiva è Akasha, dove tutto è stato, è  e sarà.

Shiva è un Dio misterioso, a volte oscuro e per questo protegge i poeti, i maghi, gli scrittori, i danzatori, i peccatori, i viaggiatori notturni,  i guerrieri, gli uomini sregolati.

Dagli Skanda Purana:

Una volta, all’inizio della stagione delle piogge, tutti gli dèi andarono a vedere Shiva che danzava per il piacere di Parvati. Gli strumenti musicali arrivarono a migliaia. Poi giunsero i Raga e le melodie che Shiva aveva creato con il pensiero. Essi provenivano dai chakra, i centri del corpo sottile di Shiva. Gli dei suonarono gli strumenti, mentre Shiva prendeva la forma meravigliosa del danzatore cosmico. Il suo corpo radioso adorno di ghirlande e bracciali, dilagò attraverso i tre mondi, la montagna risuonò del battito dei piedi di Shiva, la terra oscillò ritmicamente. Allora Parvati lodò Shiva.

Difficile resistere al fascino e alla forza di questa immagine!

In quanto danzatore Shiva è rappresentato all’interno di un cerchio composto di sedici fiammelle e ciascuna rappresenta una vocale quale potenza creatrice di Shakti o rappresentazione del fuoco cosmico (sebbene esistano molte interpretazioni di queste fiammelle): il suo nome è Nataraja. L’essenza del cosmo non è altro che energia animata dal ritmo e Nataraja crea gli universi mentre con una mano regge il damara (tamburo), suono primordiale che  segna il ritmo della danza stessa. Con la mano destra (le dita rivolte verso l’alto il palmo verso l’esterno) Nataraja protegge (Abhya mudra), con la mano sinistra puntata verso il basso libera colui che lo contatta: Shiva è, infatti, l’unica divinità che può concedere l’illuminazione agli esseri umani. La quarta mano reca il fuoco che crea e distrugge e con il piede sinistro schiaccia il male (rappresentato da Daksa, il padre di Sati) e tutto poggia su un piedistallo a forma di loto. Sulla sua fronte si apre il terzo occhio che penetra le apparenze e trascende i sensi; grazie ad essi Shiva vede nel passato, nel presente e nel futuro. L’occhio destro rappresenta Pingala, quello sinistro Ida e l’occhio frontale la Sushumna. Quando Shiva apre il terzo occhio brucia ciò che vede. Secondo il Mahabharata, Parvati giungendo alle spalle di Shiva gli chiuse gli occhi per gioco e immediatamente il mondo fu immerso nell’oscurità perché gli occhi del padrone dell’universo erano chiusi. Allora comparve il terzo occhio sulla fronte, luminoso come il sole e l’oscurità fu vinta dalla sua luce. I capelli scomposti indicano l’impetuosità della danza ed un cobra si attorciglia al suo corpo a significare che nulla spaventa Shiva; la dea Ganga e la luna crescente sono nei suoi capelli (simboli di fertilità e crescita) ed i suo capo è adornato da una ghirlanda di Cassia, una pianta sacra. All’orecchio destra  indossa un orecchino da uomo e a quello sinistro uno da donna, perché gli opposti si riuniscono in lui, ma anche quale manifestazione del dio androgino, Ardhanarisvara. In questa veste il Signore Shiva manifesta i segni dei due sessi, in quanto causa della creazione e tutte le creature recano tali segni. Ardhanarisvara  è perpetuamente associato alla Grande Dea che è in lui, la Shakti, la sua potenza, e fu  grazie all’espansione dell’energia della Grande Dea che in tutte le donne risiede la Shakti La Shakti di Shiva è di volta in volta, seguendo i miti, le scritture e l’epopea della sue gesta, Parvati, Durga e Kali.

Secondo una versione fornita dal Linga Purana, il dio androgino emerse fiammeggiando dalla fronte di Brahma e lo bruciò. Poi mediante la via dello yoga  Ardhanarisvara si unì alla Dea Suprema e creò Visnu e Brahma. In questo modo Shiva diventa il creatore di altre divinità e quindi Ishvara, il dio supremo, Ishana il dio unico.

In quanto Signore dello yoga egli provoca la trasformazione del potere creativo vitale in creatività mentale e l’oggettività interiore del distacco che conduce alla Liberazione. Sotto molte forme il Signore Mahadeva fu strumento e causa di liberazione. Egli appare come signore degli animali già su alcuni sigilli dell’Indo (ca. 3000 a.C.) in cui, insieme ad altri simboli che appaiono, viene raffigurato con tre volti perché  è colui che suscita, mantiene e dissolve l’universo. Certamente il potere animale e la sessualità controllata attraverso lo yoga si fondono in una configurazione che è all’origine delle enigmatiche sembianze del dio del sigillo di Mohenjo-Daro e qualunque fosse il  suo nome,  esso incarna il potere dello yoga. Lo Shiva yoga-ratna (Jnanaprakasa XVI sec.) insegna come raggiungere la perfetta uguaglianza con Shiva e la liberazione, attraverso pranayama – meditazione e mudra. Come Yogishvara è rappresentato nudo o seminudo, coperto di cenere, ravvolto in una pelle di tigre (perché ha il dominio dei sensi), cinto di crani (dei nemici perché Shiva protegge), con una collana di serpenti (perché egli non teme nulla) seduto in padmasana o siddhasana; talvolta invece in piedi sul toro Nadin il suo veicolo, simbolo della potenza sessuale, della quale è padrone (ed inoltre perché secondo lo yoga l’istinto sessuale non deve essere represso o attenuato, ma assecondato e controllato).  Ma il grande dono che Shiva ha fatto agli uomini in questa veste, è lo yoga stesso perché ce ne ha dato la conoscenza.

E’ inoltre il Signore del sonno profondo, lo stato inattivo della coscienza, il guna tamas legato all’azione centrifuga, all’oscurità, all’inerzia, all’immensità non manifesta. E’ quindi la liberazione da tutto ciò che lega,  che è individuale e limitato. Tamas è l’aspetto causale dei tre guna: lo stato di veglia – rajas – e di sogno – sattva – scaturiscono dalle tenebre del sonno ed in esso si dissolvono. Nella non azione, nel silenzio assoluto, realizziamo lo stato più elevato della coscienza. Tutto proviene da una disintegrazione e tutto vi finisce e così Shiva è il principio ultimo dell’universo.

All’interno del corpo umano Shiva ha dimora nel terzo occhio e nella zona dei genitali, anche se quando Kundalini si risveglia, nella rappresentazione di Shakti, raggiunge Shiva al settimo chakra perché sono posti ai due estremi della Sushumna (in alcuni testi sono locati al contrario).

Bisognerebbe pensare a Shiva in quattro modi, percependolo come la causa dell’esistenza, l’esistenza stessa, la causa della liberazione e la liberazione; perché Shiva  è lo Spirito Universale, il Brahman che tutto trascende e allo stesso tempo il Verbo, shabd o nada, primo motore dell’Universo del quale si distinguono tre aspetti: lo Shiva della Trimurti, il SadaShiva dalle cinque forme ed il MahasadaShiva dalle venticinque manifestazioni.

Ma l’immagine che vi voglio lasciare di Shiva è quella descritta dal Mahabharata:

Pashupati seduto sopra i monti nevosi raggiante come mille soli, alla fine di tutte le ere.